Mi hanno chiesto di fare un saggio sulla presenza della poesia nella società oggi. E' stato terribilmente strano, se vogliamo eccitante, è stato il primo saggio, una volta completato, che ho sentito per la prima volta mio. Tra le parole ed i pensieri di personaggi noti e meno noti, le mie risuonavano come tamburi in un concerto d'orchestra. Un filo logico prestabilito che fungeva da analisi ad un società malata alla radice, si sa, ma che alla poesia non riesce a dire basta. Non riesce a dire no, non ti voglio più, vai via. L'uomo che è poesia da quando nasce fin quando muore lo dimentica, è vero, ma non smette mai di esserlo.
" La poesia dei vecchi ha lasciato spazio ad una generazione che ruba."
La frase più mia, le parole più striette a me, che potessi trovare.
Sono io quella generazione, io rubo ogni cosa, rubo parole, attimi, rubo immagini, rubo persone con mente è cuore e non me ne vergogno. Che colpa ne ho se sono banale? Se ho bisogno di "rubare" per vivere? Una generazione che scorre, che la poesia e le lettere d'amore le sintetizza in messaggini con il cellulare, in messaggi privati su facebook( per fare i moderni).
Terribilmente futili, ma poesia è, poesia rimane. Anche se sconsacrata, ormai ripetiva, priva di tutti quei ma e sè che gli antichi ci avevano donato.
Rimane la poesia di due occhi che ti guardano, di due corpi che silenziosi s'incotrano. Di mani, braccia che viaggiano alla ricerca della loro poesia, del loro senso.
La malinconia la metto da parte, sta sera, la poesia è dentro chiunque è questo, più di ogni altra cosa, mi consola. E' dentro me, dentro te, dentro noi?
Francesca
Uh che meraviglia! E non si sa, le mogli? Fatte apposta per scoprire i difetti del marito. -Uno,nessuno e centomila -Luigi Pirandello
lunedì 21 novembre 2011
sabato 19 novembre 2011
Vendesi me.
Voglia. Voglia infinita di parlare, comunicare, dire, ribadire, sorridere, tacere per ascoltare, e poi, ancora parlare, ancora vivere. 
La storia banale, di una persona banale, che è comune a tutti, che è diversa da troppi. Noi, che diciamo di essere a seconda di quello che vediamo, siamo noi che potremmo essere mille cose.
Potrei essere una sognatrice, una pessimista, un’ egocentrica, un’egoista, un illusa, una nostalgica, una pudica, un essere senza arte ne parte, una spacciatrice d'emozioni messe a caso, potrei essere mille cose e altre mille ancora.
Mille me che si riflettono in un viso capace di dare vita ad espressioni diverse, fugaci, statiche, pronte.
Mille me dettate da una società che riflette un volto non mio, al quale potrei comunque appartenere.
Mille me, che sono le mille facce che assumo a seconda della gente che vedo. Impressione diversa per ognuna, una me per ogni parte.
E se ci chiedono della follia, poi, basta rispondere che la portiamo già in groppa, perchè con tutti questi me, noi voi e essi, rimane solo una terribile confusione.

La storia banale, di una persona banale, che è comune a tutti, che è diversa da troppi. Noi, che diciamo di essere a seconda di quello che vediamo, siamo noi che potremmo essere mille cose.
Potrei essere una sognatrice, una pessimista, un’ egocentrica, un’egoista, un illusa, una nostalgica, una pudica, un essere senza arte ne parte, una spacciatrice d'emozioni messe a caso, potrei essere mille cose e altre mille ancora.
Mille me che si riflettono in un viso capace di dare vita ad espressioni diverse, fugaci, statiche, pronte.
Mille me dettate da una società che riflette un volto non mio, al quale potrei comunque appartenere.
Mille me, che sono le mille facce che assumo a seconda della gente che vedo. Impressione diversa per ognuna, una me per ogni parte.
E se ci chiedono della follia, poi, basta rispondere che la portiamo già in groppa, perchè con tutti questi me, noi voi e essi, rimane solo una terribile confusione.
(Manet-Il balcone)
Francesca
giovedì 18 agosto 2011
Siamo i ricordi che desideriamo essere.
La testa delle volte dal il via ad un serie di pensieri inaspettati. E com'è una cinepresa pronta a girare. Pronta a strabiliare l'acuto spettatore,che in questo caso sei tu, intrappolato nel suo stesso film, prigioniero di un desiderio che prende vita o poco a poco. Lascio qui parte del film della mia vita. Quella vita che non vivi tutti i giorni ma che risuona chiassiosa dentro di te. Un specchio lontano da se stessi che ti porta a mille di mille specchi paralelli: Ve li presento i miei pensieri più intimi e fantasiosi.
Parlano d' amare e mai d'amore. Amare chi amare non puoi.
Vi dono piccoli strarlci della mia pellicola, quella che rimane, nella speranza che un giorno sappia prendere vita fuida, e non a tratti come adesso. Son parole, frasette. Ma infondo le emozioni si descivono a parole. Siamo destinati a non dargli mai il giusto peso. Ecco tutto.
-
Poi ,ad un tratto, ti accorgi che quello che vorresti è la banalità. La banalità di un suo bacio, un suo sguardo. La banalità del suo modo di camminare o bere. Banalità che rispecchia realtà, banalità che ami senza nemmeno accorgertene, senza la quale non potresti vivere. Triste e felice banalità. E la vuoi, la pretendi. Urge banalità ed essere banali.
Mi sono innamorata di un uomo banale che fa cose banali e che, molto probabilmente, non è nemmeno un uomo ancora. Un ragazzo che beve e fuma troppo, che non sa quello che farà domani, un ragazzo dalla sola apparenza. Banalità nell’amore, uccisone di sentimenti o rinnovamento di se stessi? Rimane comunque comune, omologato. Quel ragazzo che non parla mai di futuro ma di passato, che ti racconta tutto ma non ha voglia di innamorarsi di te o semplicemente ne ha paura. Eccolo. Non fartene una colpa se ami uno cosi. E’ banale, ma infondo chi non lo è? Digli che lo ami soprattutto per questo. Diglielo. Anche se forse nemmeno l ‘avrai mai.Se solo potesse,quest’uomo, accontentarsi una donna altrettanto banale.
Tu parlami, ti prego, parlami. Non smettere di parlare, di suonare, di ritmare vocali e sillabe, virgole e periodi. Parlami ancora. Parlami per sempre. Anche se sei già andato via, anche se non vuoi più farlo, tu continua a parlare. Io saprò ascoltarti. Io sarò l'unica ad esserne capace, te lo prometto.
Parlano d' amare e mai d'amore. Amare chi amare non puoi.
Vi dono piccoli strarlci della mia pellicola, quella che rimane, nella speranza che un giorno sappia prendere vita fuida, e non a tratti come adesso. Son parole, frasette. Ma infondo le emozioni si descivono a parole. Siamo destinati a non dargli mai il giusto peso. Ecco tutto.
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Poi ,ad un tratto, ti accorgi che quello che vorresti è la banalità. La banalità di un suo bacio, un suo sguardo. La banalità del suo modo di camminare o bere. Banalità che rispecchia realtà, banalità che ami senza nemmeno accorgertene, senza la quale non potresti vivere. Triste e felice banalità. E la vuoi, la pretendi. Urge banalità ed essere banali.
Mi sono innamorata di un uomo banale che fa cose banali e che, molto probabilmente, non è nemmeno un uomo ancora. Un ragazzo che beve e fuma troppo, che non sa quello che farà domani, un ragazzo dalla sola apparenza. Banalità nell’amore, uccisone di sentimenti o rinnovamento di se stessi? Rimane comunque comune, omologato. Quel ragazzo che non parla mai di futuro ma di passato, che ti racconta tutto ma non ha voglia di innamorarsi di te o semplicemente ne ha paura. Eccolo. Non fartene una colpa se ami uno cosi. E’ banale, ma infondo chi non lo è? Digli che lo ami soprattutto per questo. Diglielo. Anche se forse nemmeno l ‘avrai mai.Se solo potesse,quest’uomo, accontentarsi una donna altrettanto banale.
Tu parlami, ti prego, parlami. Non smettere di parlare, di suonare, di ritmare vocali e sillabe, virgole e periodi. Parlami ancora. Parlami per sempre. Anche se sei già andato via, anche se non vuoi più farlo, tu continua a parlare. Io saprò ascoltarti. Io sarò l'unica ad esserne capace, te lo prometto.
sabato 30 luglio 2011
Il rumore di un pensiero.
Nella mia vita ho amato più di una volta. In notti e luoghi differenti. Ho visitato inferni e paradisi di ogni genere, con la speranza di trovare un posto che potesse appartenermi. Che potesse essere per me.
Nella mia vita ho amato spesso, è vero, ma sono certa di averlo fatto per bene solo due volte.
Un amore platonico che riflette te stessa, di cui ti meravigli ancora prima di averlo scoperto.
E un amore irreale, con il quale decidi di vivere con la semplice paura che diventi realtà, che possa sporcarci anche quello, sciuparsi, che possa non esistere o non avere possibilità.
Due persone diverse, di animi distanti che non si incontreranno mai. Due luoghi, due inferni e due paradisi. Due illusioni, due realtà.
Ti ho amato dal primo momento che ti ho visto, qualunque esso sia stato. (cit.) Sono sicura che i tuoi occhi mi hanno sempre seguita, anche se lontani da me è da quello che ero prima di conoscerti. Io e te abbiamo sviluppato una conoscenza forzata, dettata da incontri non voluti. Però ci siamo amati , almeno un pò, spero. Tu, autistico di sentimenti, sembrava guardassi solo me. Ed io irreale come un disegno fatto male, osservavo noi. L'età, la differenza fra l'una e l'altra. Troppa. Come al solito ero arrivata in ritardo. Io eterna seconda, io eterna sconfitta. Però i tuoi occhi mi cercavano lo stesso. Ci siamo amati con lo sguardo di chi decide di tacere. Trasfiguravo me stessa, solo per allontanarmi da quel silenzio che ci rendeva complici. Ma ci amavamo, lo ripeto. E so che la confidenza, poca e schiva, che avevi con me non era cosa da poco. Con me c'erano parole pesate, poche, ma comunque immense. Il resto lo si immaginava, si lasciava li. Lontani o vicini, amore fisico o metafisico, restava un bivio che da entrambe le parti portava ad un vicolo ceco. Eravamo cosi. Tu ed io. Simili troppo. Diversi troppo poco. Avrei voluto essere puntuale. Sono sicura che saremmo stati felici, almeno un pò. Sono sicura.
E più difficile parlare di Lui. Perché di lui ho sempre saputo, tacendo a me stessa. Un amore che, di per se, era irreale solo per il fatto che potesse esistere nella realtà. Follia, le parole cosi sembrano follia. E chi le scrive il folle. Magari è vero. La cosa strana di questa storia comincia dal fatto che ad innamorarsi non fui io ma Lui. Era Lui che, inconsapevolmente, amava me che d'amare c'era davvero poco. Buffo no? Non se ne accorgeva nemmeno.
E magari non se ne fosse accorto, magari. Avrei potuto innamorami per caso e per caso avremmo potuto viverci, come due che si amano è fingono il contrario.
Sono strani gli esseri umani, quello che hanno dentro, fuori lo trasmettono al contrario. Se sono tristi agli occhi della gente sembrano felici e viceversa.
Quando mi sono accorta di Lui? Quando l'intesa tra noi si faceva sempre più camaleontica, facce della stessa medaglia, intimi nell'intimità di ognuno ma comunque soli. E’ lì si è svegliato ed ha deciso che non andava bene. Non poteva essere cosi. Un amore cosi semplice non esiste nemmeno in quest’epoca. Anche se ormai l'amore si trova a poco prezzo, arrendersi alle emozioni è un' altra cosa. Non potevamo e non possiamo essere Noi, io e lui, perché un amore cosi facile è pilotato dal giudizio della gente, dalla mentalità troppo stretta. Eravamo sole e pioggia, sole e pioggia insieme portano male, anche se sono uno spettacolo meraviglioso. Ha rinunciato ancora prima di combattere per me. Ma infondo non lo biasimo. Apparteniamo a riflessi di mondo opposti. E l'amore che vuole è quello inculcatogli da una società schietta e materialista. Niente spazio per sensazioni che non siano l'adrenalina di un momento fatidico e crudo. Spettacolare e vuoto.
Sai, vorrei dirgli, io probabilmente come te non ho capito subito i miei sentimenti e quando li ho scoperti era troppo tardi per entrambi, o forse no. Siamo reali, sai. E mi piacerebbe esserlo sul serio. Perché infondo fuggiamo sempre da quello che vogliamo. Io lo so, e tu invece lo stai facendo. Mi piacerebbe che, per un volta, l'emozione sappia vincere sui canoni che ci siamo creati per paura di essere "inferiori" a qualcosa. Mi piacerebbe. E sono sicura Piacerebbe anche a te.
Cosi vorrei gridare a quel Lui che da sempre ho al mio fianco, come un cuscino. Un amico che mi porto dietro e che presto lascerò. Destino, se esisti, mettiti in mezzo per una volta. Chiudigli gli occhi, chiudi anche i miei. Occhio non vede, emozione si ripete.

Faccie diverse. Due persone diverse? Si o forse no. Io lo so. Ma forse mi illudo di saperlo. Ogni tanto guardarsi dentro libera. Mettere ordine fa spazio a se stessi. Ci amiamo di più. Non so.
Nella mia vita ho amato spesso, è vero, ma sono certa di averlo fatto per bene solo due volte.
Un amore platonico che riflette te stessa, di cui ti meravigli ancora prima di averlo scoperto.
E un amore irreale, con il quale decidi di vivere con la semplice paura che diventi realtà, che possa sporcarci anche quello, sciuparsi, che possa non esistere o non avere possibilità.
Due persone diverse, di animi distanti che non si incontreranno mai. Due luoghi, due inferni e due paradisi. Due illusioni, due realtà.
Ti ho amato dal primo momento che ti ho visto, qualunque esso sia stato. (cit.) Sono sicura che i tuoi occhi mi hanno sempre seguita, anche se lontani da me è da quello che ero prima di conoscerti. Io e te abbiamo sviluppato una conoscenza forzata, dettata da incontri non voluti. Però ci siamo amati , almeno un pò, spero. Tu, autistico di sentimenti, sembrava guardassi solo me. Ed io irreale come un disegno fatto male, osservavo noi. L'età, la differenza fra l'una e l'altra. Troppa. Come al solito ero arrivata in ritardo. Io eterna seconda, io eterna sconfitta. Però i tuoi occhi mi cercavano lo stesso. Ci siamo amati con lo sguardo di chi decide di tacere. Trasfiguravo me stessa, solo per allontanarmi da quel silenzio che ci rendeva complici. Ma ci amavamo, lo ripeto. E so che la confidenza, poca e schiva, che avevi con me non era cosa da poco. Con me c'erano parole pesate, poche, ma comunque immense. Il resto lo si immaginava, si lasciava li. Lontani o vicini, amore fisico o metafisico, restava un bivio che da entrambe le parti portava ad un vicolo ceco. Eravamo cosi. Tu ed io. Simili troppo. Diversi troppo poco. Avrei voluto essere puntuale. Sono sicura che saremmo stati felici, almeno un pò. Sono sicura.
E più difficile parlare di Lui. Perché di lui ho sempre saputo, tacendo a me stessa. Un amore che, di per se, era irreale solo per il fatto che potesse esistere nella realtà. Follia, le parole cosi sembrano follia. E chi le scrive il folle. Magari è vero. La cosa strana di questa storia comincia dal fatto che ad innamorarsi non fui io ma Lui. Era Lui che, inconsapevolmente, amava me che d'amare c'era davvero poco. Buffo no? Non se ne accorgeva nemmeno.
E magari non se ne fosse accorto, magari. Avrei potuto innamorami per caso e per caso avremmo potuto viverci, come due che si amano è fingono il contrario.
Sono strani gli esseri umani, quello che hanno dentro, fuori lo trasmettono al contrario. Se sono tristi agli occhi della gente sembrano felici e viceversa.
Quando mi sono accorta di Lui? Quando l'intesa tra noi si faceva sempre più camaleontica, facce della stessa medaglia, intimi nell'intimità di ognuno ma comunque soli. E’ lì si è svegliato ed ha deciso che non andava bene. Non poteva essere cosi. Un amore cosi semplice non esiste nemmeno in quest’epoca. Anche se ormai l'amore si trova a poco prezzo, arrendersi alle emozioni è un' altra cosa. Non potevamo e non possiamo essere Noi, io e lui, perché un amore cosi facile è pilotato dal giudizio della gente, dalla mentalità troppo stretta. Eravamo sole e pioggia, sole e pioggia insieme portano male, anche se sono uno spettacolo meraviglioso. Ha rinunciato ancora prima di combattere per me. Ma infondo non lo biasimo. Apparteniamo a riflessi di mondo opposti. E l'amore che vuole è quello inculcatogli da una società schietta e materialista. Niente spazio per sensazioni che non siano l'adrenalina di un momento fatidico e crudo. Spettacolare e vuoto.
Sai, vorrei dirgli, io probabilmente come te non ho capito subito i miei sentimenti e quando li ho scoperti era troppo tardi per entrambi, o forse no. Siamo reali, sai. E mi piacerebbe esserlo sul serio. Perché infondo fuggiamo sempre da quello che vogliamo. Io lo so, e tu invece lo stai facendo. Mi piacerebbe che, per un volta, l'emozione sappia vincere sui canoni che ci siamo creati per paura di essere "inferiori" a qualcosa. Mi piacerebbe. E sono sicura Piacerebbe anche a te.
Cosi vorrei gridare a quel Lui che da sempre ho al mio fianco, come un cuscino. Un amico che mi porto dietro e che presto lascerò. Destino, se esisti, mettiti in mezzo per una volta. Chiudigli gli occhi, chiudi anche i miei. Occhio non vede, emozione si ripete.

Faccie diverse. Due persone diverse? Si o forse no. Io lo so. Ma forse mi illudo di saperlo. Ogni tanto guardarsi dentro libera. Mettere ordine fa spazio a se stessi. Ci amiamo di più. Non so.
Fraa.
venerdì 8 luglio 2011
Volere è volere.
mercoledì 18 maggio 2011
.
sabato 23 aprile 2011
Siamo uomini che si credono supereroi in un mondo idealizzato.
sabato 12 marzo 2011
Incongruente
Piangersi addosso, come un uccello in gabbia che decide di cantare per impiagare il suo tempo infinito. Questo è quello che vedo,quello che vivo. E' triste, lo so.
Ma la tristezza è solo una parola inventata dagli uomini per dare una spiegazione alla propria banalità. All'esser polemici senza però dire realmente ciò che si pensa.
La natura si riprende ogni sillaba tanto, inutile star qui a fare sillogismi sul essere e non essere.
Oggi va bene cosi, domani non lo sappiamo.
Non sappiamo nemmeno se ci sarà un domani.
Ma la tristezza è solo una parola inventata dagli uomini per dare una spiegazione alla propria banalità. All'esser polemici senza però dire realmente ciò che si pensa.
La natura si riprende ogni sillaba tanto, inutile star qui a fare sillogismi sul essere e non essere.
Oggi va bene cosi, domani non lo sappiamo.
Non sappiamo nemmeno se ci sarà un domani.
venerdì 28 gennaio 2011
Ci abbiamo messo un punto. Uno di quelli che quando finiscono non lasciano spazio a niente e a nessuno.
Allora pensi, più soffri e più viene fuori ciò che sei. Io sono esattamente cosi. Dopo non rimane altro. Rimane il silenzio,forse. Rimane la voglia di annullarsi. La voglia di non essere, per sempre. Rimango io. Quella io che ho tanto amato, che ho lottato per avere integra. Sono io che adesso vado via. Che adesso dormo un po'.Che adesso non ce la fa, e non ce la farà mai. Sono io,innamorata di chi è come me e nemmeno se ne accorge. Sono io l'amore di me stessa. L'unico vero e sincero. L'unico.
.

sabato 20 novembre 2010
La posta per me stessa.
Cara me,
So che ultimamente non te la passi troppo bene. Beh,pensavi che una volta passato il periodo boh tutto si sarebbe sistemato, in realtà sappiamo entrambe che ogni cosa va a catafascio.
Sono diciassette anni di disgrazie e sgomitate qua e là,ma infondo cara, non puoi mica abbatterti per cosi poco, si tratta della tua vita, del tuo futuro, non è cosi male lasciare scorrere il tutto.
Sono diciassette anni di disgrazie e sgomitate qua e là,ma infondo cara, non puoi mica abbatterti per cosi poco, si tratta della tua vita, del tuo futuro, non è cosi male lasciare scorrere il tutto.
Il non pensare ti aiuta a non soffrire, il non soffrire ti rende apatica, l'apatia ti atrofizza.
Insomma, il paradiso dei sensi. Lo so, mi prenderai per matta cara me, ma infondo anche questa parte ti piace,per quanto sbagliata e poco non oggettiva possa essere.
Insomma, il paradiso dei sensi. Lo so, mi prenderai per matta cara me, ma infondo anche questa parte ti piace,per quanto sbagliata e poco non oggettiva possa essere.
Ti do un consiglio, annullati, tanto lo stai già facendo di tuo. Il mondo t'ingloberà, e quella parte di me che tanto ti appartiene scomparirà cosi in fretta,da non darti nemmeno il tempo di accorgertene. .
Sei una malata per la società,quindi smettila di pensare a me e a tutte quelle "fandonie" di cui ti ho riempito per anni.
Respira aria malata, appiattisci la tua esistenza,dimentica la cultura e il monologo del mondo. Tanto non lo cambierai. Hai la voce possente e provocatrice,ma questa un giorno smetterà di esistere,come tutto il resto. Non essere la te che sei,sii la te che il mondo vuole. Bella che vuota, Vera che finta.
Non essere me,perché sarai infelice.
Sei una malata per la società,quindi smettila di pensare a me e a tutte quelle "fandonie" di cui ti ho riempito per anni.
Respira aria malata, appiattisci la tua esistenza,dimentica la cultura e il monologo del mondo. Tanto non lo cambierai. Hai la voce possente e provocatrice,ma questa un giorno smetterà di esistere,come tutto il resto. Non essere la te che sei,sii la te che il mondo vuole. Bella che vuota, Vera che finta.
Non essere me,perché sarai infelice.
Infelice si,ma sincera.
Reale.

domenica 22 agosto 2010
L'estate lascia l'amaro in bocca
Il vento, con la sua voce, trama di nascosto
ma non sa darsi pace.
Urla feroce, travolge, sconfigge, tramuta, annulla.
Non resta che l’essenziale.
L’essenziale degl'occhi che sanno ancora vedere,
dove il nulla avanza,
la speranza si abbandona,
il caldo degrada.
Degl'occhi che hanno smesso di piangere,
e hanno deciso di guarda in faccia il mondo e dirgli si.
Si, tutto va male.
Si, siamo tristi e senza motivazione.
Si, siamo stupidi e bambini anche se ormai cresciuti.
Si, abbiamo voglia di guardare ancora spazi infiniti
anche se non vediamo troppo bene.
Inventiamo.
Creiamo.
Esseer poi uno spiraglio di luce, un attimo fugace.
Essere anche quando non si è o si è già stati.
Ricominciare ancora, ancora, ancora e ancora.
ma non sa darsi pace.
Urla feroce, travolge, sconfigge, tramuta, annulla.
Non resta che l’essenziale.
L’essenziale degl'occhi che sanno ancora vedere,
dove il nulla avanza,
la speranza si abbandona,
il caldo degrada.
Degl'occhi che hanno smesso di piangere,
e hanno deciso di guarda in faccia il mondo e dirgli si.
Si, tutto va male.
Si, siamo tristi e senza motivazione.
Si, siamo stupidi e bambini anche se ormai cresciuti.
Si, abbiamo voglia di guardare ancora spazi infiniti
anche se non vediamo troppo bene.
Inventiamo.
Creiamo.
Esseer poi uno spiraglio di luce, un attimo fugace.
Essere anche quando non si è o si è già stati.
Ricominciare ancora, ancora, ancora e ancora.
domenica 18 luglio 2010
Stazione.
Sono drasticamente incensurata.
Denutrita d’emozioni,affogata in sensazioni.Semplicemente io, in un estate afosa,ricca di ma e perché. Ricca semplicemente di niente, quel niente che ogni anno diventa più grande. Passa tutto e troppo in fretta, e quello che non doveva passare mai è già fuggito.
Ricordo un viso definito,presuntuoso, uno sguardo attento e riparato. Ricordo un paio di converse strappate,cucite e ricucite,e quei jeans sempre uguali. Ricordo figure e traffico, discussioni,parole e risate,ricordo un mondo nuovo, di cui non ho mai fatto parte. Occhiali da sole,libro in mano,zaino in spalla. Osservare l’inosservabile e trovarmi dentro qualcosa,ancora prima di vederla sul serio.
Ricordo capelli rossi, e macchie persistenti, ricordo sorrisi e gesti particolari, ricordo libri,opere,e pittori, che a quell’epoca nemmeno conoscevo. Calze luminose,accessori stravaganti, assoluta serietà,invidiata spensieratezza.
Ricordo occhi dolci,e ricci biondi. Parole vecchie,rimescolate con le nuove, ricordo mani, impregnate dell’odore di una malboro rossa. Racconti,situazioni,punti di vista,e lunghe sciarpe colorate.
Ricordo una chitarra,che ancora suona. Anche se non più come una volta. Ricordo melodie,e battute poco esilaranti,ricordo cappotti troppo grandi e ombrelli ancor di più.
Ricordo il bello, il vago,quello che ancora oggi fa parte di me,senza averlo vissuto poi davvero.
Ricordo un foglio, un mp3 e un paio di occhiali intenti ad osservare quel mondo che adesso si è un po’ spostato.
Ricordo me,ricordo voi. Ricordo.
Oggi avevo terribilmente voglia di ricordare.
Denutrita d’emozioni,affogata in sensazioni.Semplicemente io, in un estate afosa,ricca di ma e perché. Ricca semplicemente di niente, quel niente che ogni anno diventa più grande. Passa tutto e troppo in fretta, e quello che non doveva passare mai è già fuggito.

Ricordo un viso definito,presuntuoso, uno sguardo attento e riparato. Ricordo un paio di converse strappate,cucite e ricucite,e quei jeans sempre uguali. Ricordo figure e traffico, discussioni,parole e risate,ricordo un mondo nuovo, di cui non ho mai fatto parte. Occhiali da sole,libro in mano,zaino in spalla. Osservare l’inosservabile e trovarmi dentro qualcosa,ancora prima di vederla sul serio.
Ricordo capelli rossi, e macchie persistenti, ricordo sorrisi e gesti particolari, ricordo libri,opere,e pittori, che a quell’epoca nemmeno conoscevo. Calze luminose,accessori stravaganti, assoluta serietà,invidiata spensieratezza.
Ricordo occhi dolci,e ricci biondi. Parole vecchie,rimescolate con le nuove, ricordo mani, impregnate dell’odore di una malboro rossa. Racconti,situazioni,punti di vista,e lunghe sciarpe colorate.
Ricordo una chitarra,che ancora suona. Anche se non più come una volta. Ricordo melodie,e battute poco esilaranti,ricordo cappotti troppo grandi e ombrelli ancor di più.
Ricordo il bello, il vago,quello che ancora oggi fa parte di me,senza averlo vissuto poi davvero.
Ricordo un foglio, un mp3 e un paio di occhiali intenti ad osservare quel mondo che adesso si è un po’ spostato.
Ricordo me,ricordo voi. Ricordo.
Oggi avevo terribilmente voglia di ricordare.
(è Depp sia.)
sabato 5 giugno 2010
Signora Aquilone,racconta di me,di noi,di tutto,di niente.
C'era una donna, l'unica che ho avuto, aveva i seni piccoli e il cuore muto, nè in cielo, nè in terra, una casa possedeva, sotto un albero verde dolcemente viveva, sotto un albero verde dolcemente viveva.
Legato ai suoi fianchi con un filo d'argento, un vecchio aquilone la portava nel vento e lei lo seguiva senza fare domande perchè il vento era amico e il cielo era grande, perchè il vento era amico ed il cielo era grande. Io le dissi ridendo "Ma Signora Aquilone non le sembra un pò idiota questa sua occupazione?". Lei mi prese la mano e mi disse "Chissà, forse in fondo a quel filo c'è la mia libertà
, forse in fondo a quel filo c'è la mia libertà". E così me ne andai che ero un poco più saggio con tre soldi di dubbio e due di coraggio e incontrai un ubriacone travestito da santo che ogni sera si ubriacava bevendo il proprio pianto,
che ogni sera si ubriacava bevendo il proprio pianto. E mi feci vicino e gli chiesi perdono ma volevo sapere se il suo pianto era buono. Lui mi disse "Fratello, è antico come Dio, ma è più dolce del vino perchè l'ho fatto io, ma è più dolce del vino perchè l'ho fatto io". E prima che le stelle diventassero lacrime e prima che le lacrime diventassero stelle ho scritto canzoni per tutti i dolori e forse questa qui non è delle migliori, e forse questa qui non è delle migliori.
-
Oggi ci sentiamo più saggi,più reali del solito. Ci sentiamo io e la mia anima, è sentirsi non è proprio da tutti.
Tempo di studio affannoso,di stress,d'impegni improvvisi. E poi quella voglia di fare altro,di pensare ad altro,ci guardare oltre, perchè altro mi ha già stancato. Di non scrivere troppo,ma nemmeno troppo poco, di tracciare ancora linee,in qualsiasi momento e in qualsiasi posto si possa essere. Inizia l'estate, ed io spero solo di poter iniziare un' altra me,una di quelle che ho sepolto sotto i pensieri striduli,una che valga più di quanto possa valere questo corpo,cosi pieno esteriormente,ma cosi trasparente dentro. Oggi andrà bene cosi,domani non sarà abbastanza.
Legato ai suoi fianchi con un filo d'argento, un vecchio aquilone la portava nel vento e lei lo seguiva senza fare domande perchè il vento era amico e il cielo era grande, perchè il vento era amico ed il cielo era grande. Io le dissi ridendo "Ma Signora Aquilone non le sembra un pò idiota questa sua occupazione?". Lei mi prese la mano e mi disse "Chissà, forse in fondo a quel filo c'è la mia libertà
, forse in fondo a quel filo c'è la mia libertà". E così me ne andai che ero un poco più saggio con tre soldi di dubbio e due di coraggio e incontrai un ubriacone travestito da santo che ogni sera si ubriacava bevendo il proprio pianto,che ogni sera si ubriacava bevendo il proprio pianto. E mi feci vicino e gli chiesi perdono ma volevo sapere se il suo pianto era buono. Lui mi disse "Fratello, è antico come Dio, ma è più dolce del vino perchè l'ho fatto io, ma è più dolce del vino perchè l'ho fatto io". E prima che le stelle diventassero lacrime e prima che le lacrime diventassero stelle ho scritto canzoni per tutti i dolori e forse questa qui non è delle migliori, e forse questa qui non è delle migliori.
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Oggi ci sentiamo più saggi,più reali del solito. Ci sentiamo io e la mia anima, è sentirsi non è proprio da tutti.
Tempo di studio affannoso,di stress,d'impegni improvvisi. E poi quella voglia di fare altro,di pensare ad altro,ci guardare oltre, perchè altro mi ha già stancato. Di non scrivere troppo,ma nemmeno troppo poco, di tracciare ancora linee,in qualsiasi momento e in qualsiasi posto si possa essere. Inizia l'estate, ed io spero solo di poter iniziare un' altra me,una di quelle che ho sepolto sotto i pensieri striduli,una che valga più di quanto possa valere questo corpo,cosi pieno esteriormente,ma cosi trasparente dentro. Oggi andrà bene cosi,domani non sarà abbastanza.
-Mi sono svegliata con De Gregori in testa, un piacevole tormento.Il testo (sopra) infatti è proprio suo.Invito ad ascoltarla,ma soprattutto a leggerla. A fissarla bene.Non impegnatevi troppo a capirne il senso o a memorizzarne il ritmo, semplicemente sentitela, vi servirà. Parole cosi piene servono,più di una volta.-
-La fotografia bellissima,trovata oggi è:
With Face Hidden (2009)
rifacimento di "Frontal Seated Female,
rifacimento di "Frontal Seated Female,
with Face Hidden", Gustav Klimt - 1908
venerdì 7 maggio 2010
Ci sentiamo immensi, in una bolla di sapone.. ma sempre troppo piccoli nell'abisso di oceano
Almeno ci sentiamo. 
Anche se spesso facciamo finta, di esser sordi di noi stessi, infondo lo sappiamo che tutto ciò che abbiamo ci verrà negato e poi di nuovo regalato.
Intraprendendo un viaggio che,sta scorrendo ancora prima d'iniziare, un viaggio tuo,mio,suo,loro.
Un viaggio che vorrei,che direi, un viaggio per me e per te.
Oggi,come sempre,le parole non hanno senso,quindi inutile capire, apprezza e basta.
Altro non so che dire.
"Non sai cos’hai, cosa vuoi, cosa vale
E non sai e non sai cosa è finto o reale
Ti nascondi oramai, spiegazione banale
Mi spaventi e lo sai, illusione mortale "
E se ci pensi, non è cosi scontato come sembra e anche peggio.
Ma infondo va bene cosi.
Anche se spesso facciamo finta, di esser sordi di noi stessi, infondo lo sappiamo che tutto ciò che abbiamo ci verrà negato e poi di nuovo regalato.
Intraprendendo un viaggio che,sta scorrendo ancora prima d'iniziare, un viaggio tuo,mio,suo,loro.
Un viaggio che vorrei,che direi, un viaggio per me e per te.
Oggi,come sempre,le parole non hanno senso,quindi inutile capire, apprezza e basta.
Altro non so che dire.
"Non sai cos’hai, cosa vuoi, cosa vale
E non sai e non sai cosa è finto o reale
Ti nascondi oramai, spiegazione banale
Mi spaventi e lo sai, illusione mortale "
E se ci pensi, non è cosi scontato come sembra e anche peggio.
Ma infondo va bene cosi.
Parte del Testo dei Prozac + -Dove sei-
(Foto fatta da me)
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